sabato 9 giugno 2012

VITTORIO...io c'ero


ANGELI E DEMONI INTORNO A SAN SIRO




Forse non si molto di me e della mia vita, ma si conosce perfettamente la mia dedizione totale per la musica, per nome e conto della quale ho sacrificato anche altri aspetti della mia vita. A fine giugno del 1980 avevo  solo tredici anni quando venne in Italia per la prima e purtroppo ultima volta Bob Marley. I mei non mi mandarono in quella Milano che sembrava lontanissima dalla Calabria, anche se io avevo compreso benissimo lo spessore di personaggio talmente unico da essere ancora oggi straordinariamente presente. Non ci fu niente da fare, lessi solo le cronache entusiastiche di giornali che andai a comprare ben prima di entrare a scuola. Per “vendicarmi” due anni dopo usci da solo di casa per andare a Roma ad assistere al concerto d i Bob Dylan e Carlos Santana, non ero mai stato lì se non con i miei genitori e quindi essere partito in treno, sceso, arrivato al Palaeur e poi fatto il viaggio di ritorno mi aveva fatto sentire davvero orgoglioso della mia voglia di consegnarmi a questa passione tracimante., Pensate che  ufficialmente ero andato a mare da amici. Mia mamma quando lo seppe mi inseguì con una scopa per almeno un km.  Il 25 giugno del 1985 c’è un'altra data storica con il debutto di Bruce Springsteen in Italia, un alieno planato in Europa l’anno prima in una serata che nessuno dei presenti mai si dimenticherà. Io non ci vado perché eccessivamente preoccupato per gli esami di maturità, davvero irriguardoso per uno come me.  Quell’anno non avevamo fatto praticamente nulla a scuola,  e quindi perdere altri 3-4 giorni facendo su e giù per l’Italia mi sembrava una cosa che avrebbe finito per stravolgermi del tutto. Ci andarono dei miei cari amici, in un’altra di quelle notti che segnano uno spartiacque reale più che immaginario nella vita tra quello che hai fatto prima e tutto quello che sarebbe successo da quel momento in poi. Io ancora mi pento ancora per non averlo fatto, visto quello che poi si rivelarono gli esami di maturità. Non trasmisero nulla in diretta, ma nell’immediata vigilia ricordo perfettamente di un collegamento curato da Red Ronnie per Italia 1. Tra le migliaia di fan già allo stadio, forse uno dei primi personaggi che si avvicinarono al suo microfono fu Eugenio Finardi, il quale senza alcuna remora confessò tutta la sua ammirazione per la musica di Springsteen e per l’importanza di un evento del genere, arrivato finalmente anche in Italia per la passione di un promoter appassionato e serio come Claudio Trotta, la cui organizzazione è stata superba anche quest’anno. Ebbene,  l’altra sera mi imbardo da Lamezia con destinazione Bergamo, come tappa di avvicinamento a Milano e solo alla fine del volo mi accorgo che tra i passeggeri c’èra anche Finardi, che aveva appena finito di girare un ruolo per una produzione cinematografica ambientata in Calabria. Uno dei primi dischi che comprai per la cifra astronomica di 6000 lire fu “Dal Blu”, proprio un suo disco pieno di belle canzoni. Di lui ho sempre ammirato coerenza e scrittura. Ebbene me ne accorgo non tanto per il suo attuale aspetto ieratico (lui classe 1952, springsteen 1949, tenetelo a  mente che dopo vi serve), ma perché lo sento smadonnare nei  confronti di alcune piccole regole imposte dalla compagnia (che se ti adegui poi la devi ringraziare perché con quattro soldi giri davvero dovunque), contro l’Italia in generale ed altre amenità.  

All’ennesima imprecazione mi intrometto sorridendo e gli dico “va bene Eugenio, hai ragione  ma per fortuna domani sera a San Siro c’è Bruce!”
-Lui mi fulmina con lo sguardo e mi fa: “CHI”?
-Come chi?... c’è Springsteen, uno dei nostri idoli, ti ricordi di quello scambio di battute con Red la prima volta prima di entrare?!
-Guarda non me lo nominare neanche, io manco lo sapevo di domani, sai che maroni allora, io che abito proprio là, avrò tutta la zona bloccata e schiamazzi fino a tardi…
-Ah, ritento io,  ma quindi non ci vai allo stadio?
-Ma sei matto? Assolutamente no! Sono contro i concerti allo stadio e poi tutti quelli che suonano più di due ore, me compreso se lo faccio, mi stanno sulle palle.
-Pensa- gli ribatto con l’elmetto calato- che questo concerto è particolare : hanno concesso una deroga sull’orario massimo di durata, visto che tre anni fa, proprio per un per un piccolo sforamento d’orario, l’incolpevole promoter si è beccato pure una citazione in giudizio, dalla quale poi  è stato pienamente prosciolto,  che c’entrava lui, poi…o no?
- Ah si? Allora come rappresentante del comitato a tutela della zona gliene faremo un'altra, così nessuno ci verrà più a rompere i cosiddetti….
-Incredulo abbozzo: “Possibile? Ma ti sto parlando di  Bruce adesso, mica di Antonacci...
- Per me Springsteen non dice più nulla di significativo da almeno vent’anni… e poi ripeto suonare negli stadi non ha più alcun senso per me, mi ricordo qualche anno fa di averci visto anche i Rolling Stones, che sono stati i miei veri idoli, uscendo totalmente insoddisfatto…
-Ok Eugenio, visto che la pensi così allora perdonami per il disturbo e buon rientro a Milano. Io comunque spero di rivederti domani sera….
-Manco morto!- si congeda definitivamente- mi hai dato proprio una brutta notizia.

Sul quarto concerto nella storia di Springsteen a San Siro, non mi vorrei dilungare troppo: l’ultima volta aveva suonato 3 ore e venti sotto la pioggia in una performance epica, quest’anno è andato anche oltre le tre e quaranta con un autentico compendio di quello che è il più sano e travolgente spirito del rock, fatto di passione ed energia, che ci ricorda con i suoi grandi pezzi, con una voce che sembra addirittura migliorata, con qualche segno sul volto lascito dal tempo,  che non ha fatto altro che aumentare il carisma.  Un riferimento assoluto. E non solo per chi è cresciuto con lui, ma anche per l’ennesima altra generazione che lo ha applaudito ieri sera.  Ho visto anche bimbi di cinque anni, completamente rapiti. Vi assicuro che in giro non c’è niente di simile. Lo vedo anche fra vent’anni il nostro Bruce, cantare da solo chitarra a tracolla, un po’ alla Johnny Cash. ma soprattutto come sa fare anche lui, se decide di farlo. Pensate che manco Dylan, altra icona del rock mai si è avvicinato a questo tipo di intensità (e non c’entrano i dieci anni in più a s-favore), piovutami addosso solo ai live di Springsteen, fra le centinaia di concerti cui ho assistito in vita mia. Credetemi amici, se non lo avete mai visto dal vivo avete perso qualcosa di speciale. Forse potete anche fare a meno di sentire qualcuno dei suoi ultimi dischi, ma se c’è un concerto nei vostri paraggi, allora organizzatevi e partite perché non ve lo scorderete più. Io ieri ero a distanza di soli dieci metri dal palco, quindi in una posizione di privilegio proprio per potervi ancora sottolineare questo miracolo che solo la musica è in grado di compiere quando c’è qualcuno che su questa terra ha un destino preciso.
Proprio come il “boss”, che è probabilmente l’unica vera grande rockstar in circolazione che non se la tira, che ama andare sul palco ora come allora per suonare con passione, buttarsi fra la gente, cantare a squarciagola, emozionare e stupire come e più di sempre. Altrimenti non sarebbe lui. Del resto non si potrebbe spiegare diversamente il perché di un successo planetario e incondizionato. Bruce rappresenta anche lo spirito della vita che si evolve, tenendo a mente ciò che di bene e male è stato fatto prima,  con la speranza di potersi rinnovare con umiltà e passione. Un insegnamento o meglio suggerimento, mio caro Eugenio, che probabilmente ti avrebbe fatto bene, perché ritengo che si vada avanti in questa nostra piccola e fragile vita per migliorare, per capire, ma in fondo non si arriva mai. Quindi ti rimando indietro simile spocchia e capziosità, possibili demoni di un malefico cielo nel quale forse sei intrappolato ora,  che spero possano essere spazzati via dalla forza e dalla bellezza della musica, specie quando a soffiarci sopra è un fuoriclasse assoluto e generoso come Bruce.

(Vittorio Pio dalla sua bacheca di Facebook)

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